Quando
parla è un vero piacere ascoltarlo... Volete sapere
cosa significa avere una madre veneta, un padre siciliano,
essere nato in Piemonte e vivere tra Roma ed Orvieto, fare
il pittore-scultore-poeta-attore di mestiere? Leggete questa
intervista: non vedrete più il mondo allo stesso modo!
Le sue opere lasciano trapelare una grande religiosità,
e lei cita spesso il suo "angelo guida". Saprebbe
dirci qual è il suo concetto di fede e come la vive?
Il concetto di fede, nel mio modo di
esprimermi artisitcamente, traspare dall'amore profuso che
c'è in ogni quadro. Chi ha l'umiltà di guardare
l'opera d'arte subito se ne rende conto, perché l'arte
è suggeritrice di grandi incantesimi. Qualunque cosa
fai, sii creativo, fallo in modo nuovo, continua ad esplorare
l'ignoto, sii innovativo, inventa, scopri, crea qualcosa,
perché se Dio è il Creatore, ogni volta che
sei creativo ti avvicini a Lui, ogni volta che sei creativo
Dio crea in te. Ne consegue che il gesto dell'artista nel
quadro è l'artista stesso; dietro la tela c'è
l'artista. Ma ricordatevi: se fa uno scarabocchio, lui è
uno scarabocchio.
L'arte non è altro che un messaggio universale. Noi
viviamo la vita, che è un battito d'ali, in un'eternità
che non muta, però questa eternità rimane fissa
nell'altro: io me ne andrò, ma quello che ho fatto
rimarrà nei quadri. Infatti, noi ricordiamo ancora
Michelangelo e molti altri artisti, che hanno fatto un breve
passaggio ma hanno lasciato tanti messaggi, e io spero umilmente
di lasciare anche il mio.
Dal suo lavoro emerge spesso una certa inquietudine. Il nero
è dominante; la morte, il barbone e la tela sono figure
ricorrenti: che cosa significano?
Quando noi parliamo di quadri, il colore
è una scelta precisa. Per l'inesperto, il nero può
essere anche fastidioso, mentre per gli addetti ai lavori
è il colore principe: è la creatività
che non muta, sempre presente; è l'attimo fuggente,
l'attimo colto, e tante altre cose. Il nero, insieme al bianco,
ha 44 passaggi: nessun altro colore li ha. E allora si può
dire che è il colore più "colorato".
Io vado al di là del colore: porto avanti un mio discorso,
una mia favola, che non è visiva, non è ottica,
è trascendentale. Quello che vedete sulla tela è
l'oggetto della mia creatività, intesa come pensiero
che si fa immagine e diventa forma.
E la morte? E il barbone?
La morte è il mistero della vita:
non c'è, non esiste. Quando l'uomo viene al mondo,
dentro di lui entra l'Eterno, che se ne torna da dove è
venuto quando l'uomo muore.
Il mio vecchio, la figura ricorrente dei miei quadri, vuole
rappresentare l'uomo cosmico: egli, davanti ad una maschera
dietro la quale ha messo una candela accesa, così si
esprime: "Dimmi, maschera, ora che ti ho dato la vita,
svelami il mistero del tempo, chi abita nella mia casa, chi
era, chi è stato, chi è, perchè ha preso
dimora, perchè ha sempre ragione, perchè questo
intruso non mi paga l'affitto?"... E se ne andrà
da dove è venuto.
Questo dualismo - materia e spirito, realtà e superstizione,
maschera e volto, bene e male, notte e giorno - è sempre
presente nell'evoluzione ed è la cosa più importante,
perché noi dobbiamo scoprici. Per cui il vecchio di
Verdirosi è un pretesto per fare pittura. Il vecchio
barbone è l'eterno viandante: anche il più grande
miliardario della Terra, dentro di sé, può essere
un mendicante, perché tutto il suo denaro non gli darà
ricchezza, mentre il mendicante può essere un re. Mi
viene in mente una favola esoterica. In seguito al verificarsi
di un catastrofico terremoto, tutti fuggono cercando, affannosamente
ed inutilmente, di portare con sé le loro ricchezze;
per ultimo, si allontana un mendicante, con grande tranquillità:
non aveva niente da portare via, perché la sua ricchezza
era dentro di lui.
La raffigurazione della tela nei suoi quadri…
La tela dentro la tela è un dualismo.
Noi abbiamo sempre a che fare con un dualismo. La tela nella
tela diventa il palcoscenico dell'artista, l'elemento primario:
senza la tela non c'è il pittore, come senza la penna
non c'è lo scrittore. Abbiamo sempre bisogno di qualcosa
per poterci manifestare, lo, in questo momento, ho bisogno
di te (l'intervistatore n.d.r.) che mi stai ad ascoltare:
se non c'è ascolto, la parola se ne va al vento. La
tela nella tela diventa amica, sorella, amante del pittore,
il mezzo col quale potrà manifestarsi; diventa una
filosofia, stola, mantello, ricchezza, spiritualità,
diventa quel cordone ombelicale che unisce l'essere al non
essere e la materia al cielo.
Guardando i suoi quadri, mi viene in mente l'esortazione di
Paolo: "Vivete nel mondo ma non siate di questo mondo".
Lei si identifica in questa frase?
Sì, tutti devono identificarsi
in questa frase: l'uomo nasce e muore senza conoscere se stesso.
La cosa più importante è trovare il significato
della vita, che è sempre rappresentato da una scoperta:
tale scoperta è un uomo in evoluzione, e questa evoluzione
appartiene al mistero cosmico. Se l'uomo capisse di essere
la Chiesa vivente, allora guarderebbe ai suoi simili con enorme
rispetto e non ci sarebbero più guerre. L'uomo continua
a fare la guerra perché non ha acquistato la consapevolezza
di se stesso, che lo spingerebbe inevitabilmente verso l'amore.
Si narra che Pilato si fosse innamorato di Gesù e che
andasse a sentirlo tutti i giorni sotto l'albero. Se ne innamorò
a tal punto che scrisse una lettera al Senato, spiegando che
quest'uomo non poteva spaventare nessuno perché parlava
solo di pace e d'amore, e non era un pericolo: "Io stesso,
Pilato, me ne sono innamorato".
Lei si sente più attore, scultore, pittore o poeta?
Io non mi sento niente di tutto questo,
perché io mi sto cercando: io mi sento artista. L'artista,
dove lo tocchi, deve suonare, perché se non suona non
è un artista, è un "salamotto". Ma
non possiamo dire che quel salamotto non diventerà
artista. Si parla di evoluzione. Tutti noi siamo artisti.
Dentro di noi c'è una scintilla che è divintà,
c'è l'Altro, che è in armonia col cosmo... Allora
noi artisti diamo un messaggio che non è neanche il
nostro, è dell'Altro, della creatività insita
nell'uomo, che nasce con lui. Si parla di pittura laddove
l'artista fa quel "qualcosa" che non somiglia a
niente altro: in questo caso, egli porta una sua parola nuova,
e allora si può considerare maestro.
Quali sono, secondo lei, i parametri per giudicare un artista?
Da cosa lo si valuta?
I parametri sono cosmici, perché
nessuno, compreso il critico d'arte, può essere all'altezza
di giudicare un artista. Allora, l'artista non accetta commento:
è lui che deve criticare se stesso.
Un messaggio ai giovani…
Siate consapevoli, leggete
i sapienti (quelli veri). L'infinito si specchia sempre nel
lago... Cogliete una stella... Pensate con la vostra testa,
pregate sempre in silenzio, chiudete la porta a chiave (non
è mia, è di Gesù Cristo)... Combattete
l'imbecillità (con
amore). Vivete l'attimo senza offendere il mistero... Anche
la margherita sa aprirsi al sole... Celebrate, siate felici
e ridete, ridete con me!