L'eterno Diogene

quadri - polemica metafisica - arte spirituale e ispirazione di Verdirosi
Umberto Verdirosi
L' arte ha un nuovo nome!

Quando parla è un vero piacere ascoltarlo... Volete sapere cosa significa avere una madre veneta, un padre siciliano, essere nato in Piemonte e vivere tra Roma ed Orvieto, fare il pittore-scultore-poeta-attore di mestiere? Leggete questa intervista: non vedrete più il mondo allo stesso modo!


Le sue opere lasciano trapelare una grande religiosità, e lei cita spesso il suo "angelo guida". Saprebbe dirci qual è il suo concetto di fede e come la vive?

Il concetto di fede, nel mio modo di esprimermi artisitcamente, traspare dall'amore profuso che c'è in ogni quadro. Chi ha l'umiltà di guardare l'opera d'arte subito se ne rende conto, perché l'arte è suggeritrice di grandi incantesimi. Qualunque cosa fai, sii creativo, fallo in modo nuovo, continua ad esplorare l'ignoto, sii innovativo, inventa, scopri, crea qualcosa, perché se Dio è il Creatore, ogni volta che sei creativo ti avvicini a Lui, ogni volta che sei creativo Dio crea in te. Ne consegue che il gesto dell'artista nel quadro è l'artista stesso; dietro la tela c'è l'artista. Ma ricordatevi: se fa uno scarabocchio, lui è uno scarabocchio.

L'arte non è altro che un messaggio universale. Noi viviamo la vita, che è un battito d'ali, in un'eternità che non muta, però questa eternità rimane fissa nell'altro: io me ne andrò, ma quello che ho fatto rimarrà nei quadri. Infatti, noi ricordiamo ancora Michelangelo e molti altri artisti, che hanno fatto un breve passaggio ma hanno lasciato tanti messaggi, e io spero umilmente di lasciare anche il mio.


Dal suo lavoro emerge spesso una certa inquietudine. Il nero è dominante; la morte, il barbone e la tela sono figure ricorrenti: che cosa significano?

Quando noi parliamo di quadri, il colore è una scelta precisa. Per l'inesperto, il nero può essere anche fastidioso, mentre per gli addetti ai lavori è il colore principe: è la creatività che non muta, sempre presente; è l'attimo fuggente, l'attimo colto, e tante altre cose. Il nero, insieme al bianco, ha 44 passaggi: nessun altro colore li ha. E allora si può dire che è il colore più "colorato".

Io vado al di là del colore: porto avanti un mio discorso, una mia favola, che non è visiva, non è ottica, è trascendentale. Quello che vedete sulla tela è l'oggetto della mia creatività, intesa come pensiero che si fa immagine e diventa forma.


E la morte? E il barbone?

La morte è il mistero della vita: non c'è, non esiste. Quando l'uomo viene al mondo, dentro di lui entra l'Eterno, che se ne torna da dove è venuto quando l'uomo muore.


Il mio vecchio, la figura ricorrente dei miei quadri, vuole rappresentare l'uomo cosmico: egli, davanti ad una maschera dietro la quale ha messo una candela accesa, così si esprime: "Dimmi, maschera, ora che ti ho dato la vita, svelami il mistero del tempo, chi abita nella mia casa, chi era, chi è stato, chi è, perchè ha preso dimora, perchè ha sempre ragione, perchè questo intruso non mi paga l'affitto?"... E se ne andrà da dove è venuto.

Questo dualismo - materia e spirito, realtà e superstizione, maschera e volto, bene e male, notte e giorno - è sempre presente nell'evoluzione ed è la cosa più importante, perché noi dobbiamo scoprici. Per cui il vecchio di Verdirosi è un pretesto per fare pittura. Il vecchio barbone è l'eterno viandante: anche il più grande miliardario della Terra, dentro di sé, può essere un mendicante, perché tutto il suo denaro non gli darà ricchezza, mentre il mendicante può essere un re. Mi viene in mente una favola esoterica. In seguito al verificarsi di un catastrofico terremoto, tutti fuggono cercando, affannosamente ed inutilmente, di portare con sé le loro ricchezze; per ultimo, si allontana un mendicante, con grande tranquillità: non aveva niente da portare via, perché la sua ricchezza era dentro di lui.


La raffigurazione della tela nei suoi quadri…

La tela dentro la tela è un dualismo. Noi abbiamo sempre a che fare con un dualismo. La tela nella tela diventa il palcoscenico dell'artista, l'elemento primario: senza la tela non c'è il pittore, come senza la penna non c'è lo scrittore. Abbiamo sempre bisogno di qualcosa per poterci manifestare, lo, in questo momento, ho bisogno di te (l'intervistatore n.d.r.) che mi stai ad ascoltare: se non c'è ascolto, la parola se ne va al vento. La tela nella tela diventa amica, sorella, amante del pittore, il mezzo col quale potrà manifestarsi; diventa una filosofia, stola, mantello, ricchezza, spiritualità, diventa quel cordone ombelicale che unisce l'essere al non essere e la materia al cielo.

Guardando i suoi quadri, mi viene in mente l'esortazione di Paolo: "Vivete nel mondo ma non siate di questo mondo". Lei si identifica in questa frase?

Sì, tutti devono identificarsi in questa frase: l'uomo nasce e muore senza conoscere se stesso. La cosa più importante è trovare il significato della vita, che è sempre rappresentato da una scoperta: tale scoperta è un uomo in evoluzione, e questa evoluzione appartiene al mistero cosmico. Se l'uomo capisse di essere la Chiesa vivente, allora guarderebbe ai suoi simili con enorme rispetto e non ci sarebbero più guerre. L'uomo continua a fare la guerra perché non ha acquistato la consapevolezza di se stesso, che lo spingerebbe inevitabilmente verso l'amore. Si narra che Pilato si fosse innamorato di Gesù e che andasse a sentirlo tutti i giorni sotto l'albero. Se ne innamorò a tal punto che scrisse una lettera al Senato, spiegando che quest'uomo non poteva spaventare nessuno perché parlava solo di pace e d'amore, e non era un pericolo: "Io stesso, Pilato, me ne sono innamorato".

Lei si sente più attore, scultore, pittore o poeta?

Io non mi sento niente di tutto questo, perché io mi sto cercando: io mi sento artista. L'artista, dove lo tocchi, deve suonare, perché se non suona non è un artista, è un "salamotto". Ma non possiamo dire che quel salamotto non diventerà artista. Si parla di evoluzione. Tutti noi siamo artisti. Dentro di noi c'è una scintilla che è divintà, c'è l'Altro, che è in armonia col cosmo... Allora noi artisti diamo un messaggio che non è neanche il nostro, è dell'Altro, della creatività insita nell'uomo, che nasce con lui. Si parla di pittura laddove l'artista fa quel "qualcosa" che non somiglia a niente altro: in questo caso, egli porta una sua parola nuova, e allora si può considerare maestro.

Quali sono, secondo lei, i parametri per giudicare un artista? Da cosa lo si valuta?

I parametri sono cosmici, perché nessuno, compreso il critico d'arte, può essere all'altezza di giudicare un artista. Allora, l'artista non accetta commento: è lui che deve criticare se stesso.



Un messaggio ai giovani…

Siate consapevoli, leggete i sapienti (quelli veri). L'infinito si specchia sempre nel lago... Cogliete una stella... Pensate con la vostra testa, pregate sempre in silenzio, chiudete la porta a chiave (non è mia, è di Gesù Cristo)... Combattete l'imbecillità
(con amore). Vivete l'attimo senza offendere il mistero... Anche la margherita sa aprirsi al sole... Celebrate, siate felici e ridete, ridete con me!